LA SINCRONIA LATTEA DI STROMBOLI. STEFANO E QUEL MARE BIANCO DI MEZZO
/ STROMBOLI’S MILKY SYNCHRONY. STEFANO AND THAT WHITE SEA IN THE MIDDLE

Stromboli –––––– 38° 47′ N / 15° 12′ E

Scritto/Text Antonella Salamone
Fotografia/Photography Angelo Fruciano. Alessandra Lucca.

IT –– Il bianco prima non c’era come del resto non c’era l’uomo che lo ha fatto materia. A Stromboli tutto era nero, ma non stava bene, faceva paura perché ricordava la fine. Quindi la gente l’ha fatta bianca Stromboli e tutta morbida. Con quegli spigoli di panna montata che sembrano uscire fuori per accarezzare i passanti che su quei muri possono appoggiarsi a prenderlo tutto il sole che c’è.

A Stromboli la gente sta con la testa in alto che tanto poi gli errori ci pensa il vulcano a coprirli e a nasconderli al tempo. Forse è per questo che la gente dell’i- sola è fiera come Stefano Oliva, stanco ma superbo nel suo essere un degno figlio del vulcano.
Stefano, un puntino buttato lì per caso in mezzo a un mare, il Mediterraneo, da un Dio creatore che butta tutti sulla terra come punteggiatura impazzita e sfuggita in un momento della creazione che, andando all’impazzata, ha disseminato refusi nel creato e bellezze.
Forse è per questa sensazione di insieme e di caos, di prontezza alla vita, di osse- quioso rispetto dei tempi di un’isola lentamente veloce che pare che la gente di Stromboli stia sempre in attesa e mai in partenza. Come Stefano che parla dopo aver guardato tutti profondamente un po’, con le sue ciglia lunghe, quelle rughe scolpite e quelle mani pronte a immaginare nuovi modi di abitare non schiaccian- do il passato, ma saltandoci su come si fa quando per attraversare un fiume, magari in un bosco, si saltella sulle pietre che sembrano insegnare un cammino. Perché il Mediterraneo non è solo un mare, ma è un viaggio, un modo di affronta- re la vita, di pensarla e di abitarla. Un mare bianco di mezzo che diventa materia nell’incontro con la terra che circonda, attraversa e percorre. Uno stile che del rispetto delle necessità dell’uomo si è contraddistinto, nelle sue forme, nei suoi colori e in quella ricerca del lieve e del morbido che ha trovato la sua più profonda espressione in un’architettura votata al cielo, con costruzioni all’aperto che aspet- tano di essere possedute.
E se quelle curve delle strutture, quelle puliere orgogliose ma sfasate alla fine, quei cannizzi che si perdono nella natura circostante e quella sinuosità delle vie fosse soltanto la più pura manifestazione del carattere degli stromboliani? O se fosse semplicemente perché il cemento chiuso per ore nelle stive delle navi avesse gridato libertà una volta giunto sull’isola?
Stefano non risponde a queste domande, le costruisce e le modella trasformando- le in abitazioni fatte di calce, pietra morta e acqua e con gesti contemporanei ripercorre i tempi di tanti anni fa. Deve essere difficile occuparsi della creazione di spazi in uno spazio in cui la natura ha già quasi fatto tutto il lavoro che c’era da fare. In un vortice di clima e materiale, le case sono immerse nel bianco in cui il blu viene gettato quasi a rompere quella sincronia lattea che ancora profuma di racconti, leggende, sudore e cenere e di quel bambino che, anche se cresciuto, continua a correre per il declivio del vulcano con in mano un pezzo di sciara da cui scorrerà l’acqua di una doccia e pezzi di vita.

EN –– There wasn’t any white there before, and noone to create anything white. Everything was black at Stromboli, and it didn’t seem right, frightening to behold, like the end of the world. People have made Stromboli all soft and white, creating those corners of whipped cream that soak up every last ray of the sun, and use their warmth to caress the passers-by who might chance to lean against them.

At Stromboli people live life to the fullest, knowinging that one day the volcano will once again cover the land with molten ash, wiping away all the mistakes they’ve made. It is perhaps for this reason that people here are haughty, like Stefano Oliva, a man tired yet proud of being a worthy son of the volcano. Stefano, a dot blown to the island by chance from the middle of the Mediterrane- an Sea. He was brought by the creator, a God that spread humanity onto the earth like a mad punctuation let slip during the last moments of creation, an angry God who sowed misprints in the universe as well as beauties.
Maybe it is because of the sensation of completeness and chaos, of readiness for life, of ceremonious respect for a time that’s slow yet swift, that people from Stromboli never leave and perpetually wait. People like Stefano, who waits to speak until he’s heard everyone, looking deeply with his long eyelashes, those engraved wrinkles, and those hands ready to fashion new ways of living. So soft is his touch that he could never crush the past, submercing himelf in his work as one does in the task of crossing a river or a wood, ever looking for the signs that will reveal the way.
The Mediterranean is not just a sea, but a journey, a way to face this life, to think of it and to dwell in it, a middle white sea that sculpts every shore, and every land it passes through and runs across. It is known and revered for it’s respect for human needs, its shapes, its colors and a pursuit of the delicate and smooth, and in all this it has found it’s deepest expression, an architecture promised to the sky by open air constructions waiting to be possessed.
And what if those curves of the buildings, those proud “puliere” but inconse- quent at the bottom, those “cannizzi” fade away into the surrounding nature, and the winding of the roads were all just the purest manifestation of the temper of the people of Stromboli?
Or if it simply were because the cement, shut up for hours inside the hull of the ships, had shouted for the freedom that once arrived on the island? Stefano doesn’t answer questions like these, he builds and shapes them, turning them into houses made by lime, dead stone and water, and by contemporaneous gestures he revisits the times of old, bringing them to life once again.
It must be difficult attending to the creation of spaces in a place where nature has almost done all the work needed to be done.
In a whirl of climate and material, houses are dipped in white in which the blue is dashed as if it has to break that milky synchrony still smelling of tales, legends, sweat and ash, and of the child who, even if grown-up now, keeps on running down the volcano’s slope, holding in his hand a piece of “sciara” from where the water of a shower and shreds of life will flow.

LA SINCRONIA LATTEA DI STROMBOLI / STROMBOLI’S MILKY SYNCHRONY

LA SINCRONIA LATTEA DI STROMBOLI / STROMBOLI’S MILKY SYNCHRONY

LA SINCRONIA LATTEA DI STROMBOLI / STROMBOLI’S MILKY SYNCHRONY

Stromboli

Stefano

2017-11-20T18:46:12+00:00