IL POSTO DELLE NUVOLE
/ THE PLACE OF THE CLOUDS

Scritto/Text Antonella Salamone
Illustrazione/Illustration Claudio Patanè

Claudio Patanè - Il posto delle nuvole

IT –– Esiste un posto in Sicilia dove posano le nuvole. 
Più che un posto vero e proprio è in verità una specie di involucro, una scatola cosparsa di resina prima e di chilometri di terra riarsa e assetata, dopo. In questo posto si ritrovano sparse a poca distanza tra loro colline brune, isole erette su distese arancioni fatte di sole e di noia.

È in questo punto esatto che le nuvole stagnano, rimanendo come sospese e inermi sulle teste di chi di rado passa da qui. Se ne stanno immobili e immerse nella loro densità da secoli in questo cielo ennese che sembra un’enorme prato capovolto e celeste in cui non pascolano le pecore ma quelle particelle di acqua che galleggiano impercettibilmente e senza tempo. Da piccola pensavo, guardando dal finestrino della macchina, che quelle nuvole contenessero le lacrime antiche di tutti quei personaggi di cui mio padre mi parlava e che sono rimaste in qualche modo sospese e intrappolate come frammenti di pioggia.

Chi attraversa con lentezza questo territorio, dirigendosi verso l’ombelico della Sicilia, ha come la sensazione di trovarsi lì come unico e primo uomo, circondato da un deserto secco e stopposo dove i pali legnosi della luce sembrano essere gli unici testimoni del passaggio di vita.
Un unico centro da cui l’isola si dirama e si diffonde diventando multiforme e imbastardita. Il punto da cui l’energia primordiale si rivela con una forza al tempo stesso provocatoria ed enigmatica. Da qui non si può neanche immaginare che si incontrerà il Mediterraneo tanto questa porzione di terra sembra lontana e nascosta all’acqua. La stessa che ha sempre inondato questi luoghi di politeismo e di virtù.
E lì, a rompere questa monotona e perpetua superficie giallognola, sui monti Erei e sui declivi i tetti di quei paesi e i campanili di quelle chiese svettano come increspature di un mare stanco di essere calmo. Tegole e mezzane invecchiate in attesa di una modernità che qui sembra arrivare solo a tratti e in altri punti del paese, geloso della sua resistenza alla contemporaneità. Centri storici fatti di poche vie e muschi che solo agli occhi attenti rivelano il loro stare al mondo. Qui il verde, il bianco, il giallo, il grigio e il verdolino stanno sui tetti come una naturale coperta posata da quei punti cardinali che da sempre orientano e insegnano dando vita a una vegetazione silenziosa quanto resistente.

Questi sono luoghi che conoscono diversi modi e diversi sensi per rivelarsi. Al passaggio, per esempio, quando al senso della vista basta quel panorama unicolore, riassunto arancione di tante piccole verità in contrasto con il cielo o, se si rimane, all’udito, quando è possibile sentire i galli alla ricerca di un oriente. Il tatto rimane qui un senso messo in disparte riservato solo a chi possiede il tempo di scoprire il territorio con delle carezze.
Capita che solo per brevi istanti di spazio quel posto delle nuvole rimanga scoperto, quando queste a poco a poco si dissolvono per lasciare il passo alle stagioni e a quel cielo che si rivela nella sua totalità senza arricciature, mentre più in giù quello stormo ovattato con la sua eterna indolenza bianca inizia una migrazione verso altre sonnolenti valli.

EN –– There is a place in Sicily where the clouds lie down. More than a real place, it actually is something like an envelope, a box strewn with resin before, and kilometers of parched and dry land after. Brown hills and islands find themselves in this place, made by sun and boredom, standing tall on orange extents and scattered not far from each other.

It is exactly in this place where the clouds stanch, hung and unarmed over the heads of those who rarely travel this way. The clouds remain motionless and immersed in their own thickness for ages in the sky over Enna, like a huge azure upside-down meadow where sheep don’t graze, where those particles of water float so imperceptible and timeless. When I was a child I thought, looking out of the car window, that those clouds held the ancient tears of all those characters my father used to talk to me about, and that those tears somehow have remained suspended and trapped like fragments of rain.

He who goes slowly through this territory, directing his steps towards the heart of Sicily, feels like the first man to find himself there, surrounded by a dry and towy desert, where the wooden lamp posts are the only witnesses of life passing.

There is a place in the center of the island where the world branches and spreads, becoming multiform and hybrid. It is the point from which the primordial energy reveals itself with a provocative, and at the same time mysterious, strength. This part of the country is so remote and hidden from the water that it is almost impossible to imagine that the Mediterranean can be reached from here. The same water has flooded these places with polytheism and virtue, and hav always done so.

And there, on Mounts Erei, slopes a humdrum and perpetual yellowish surface, broken only by the roofs of villages and the bell-towers of their churches, standing out like ripples in the sea, ever tired of being calm. Old tiles and mezzanines wait for modernization, which seems to arrive only in intervals, making other places in the country jealous of its resistance against contemporaneity. Old town centers made up of few streets and musks reveal themselves only to the watchful eye, and only to one that knows of this world. Here the greens, whites, yellows, and grays lie on the rooftops like nature’s blanket, one put down at cardinal points, and has always oriented and taught that giving birth to vegetation is a pursuit as silent as it is strong.

These are the places that know different senses from all the rest, and different ways of revealing themselves. To those passing, for instance, when that monochromatic view is enough for the sense of sight, reveal an orange résumé of many small truths in contrast with the sky, or, if one stays, for the sense of hearing, a revelation where it is possible to hear roosters looking for the East. Here the sense of touch remains a sense put aside, reserved for those who have the time to discover these lands by caresses.

It may happen that only for an instant this place of clouds remains unsheltered, when clouds little by little dissolve to give way to the seasons, and a sky that reveals itself as a whole without curls, while further down that muffled flock, with its eternal white indolence, starts a new migration towards other drowsy valleys.

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2017-12-13T12:56:15+00:00